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Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Sid. Il titolo è ripreso direttamente da un vecchio articolo apparso su Zzap! nel lontano settembre 1986, nel quale si conduceva una (sgangherata) intervista ad alcuni grandi musicisti del Commodore 64: Rob Hubbard, Antony Crowther, Ben Daglish e David Whittaker. Oggi, sfogliando le pagine ingiallite della rivista "ottobittiana" videoludica per eccellenza, appare evidente che dietro quello storico incontro c'era in realtà molto più di "quattro chiacchiere in simpatia" tra un gruppo di musicisti capelloni...
C'è un motivo se il Commodore 64 detiene il record di home computer più venduto della storia. Anzi, ce ne sono vari, e non solamente tecnici... ma in questo caso vogliamo portare alla vostra attenzione il motivo chiamato "SID". Se infatti chiedete a qualsiasi appassionato del Commodore 64 quale sia stato uno dei suoi elementi più distintivi e di maggior successo, riceverete probabilmente sempre la stessa risposta: il sonoro. Pensate: a volte si rimaneva talmente affascinati dalle note che uscivano dalle "casse acustiche" del C64 da non proseguire nemmeno con la partita in corso, dato che in genere cambiando di livello cambiava anche la colonna sonora. Certo, anche la grafica era fondamentale nell'economia del C64, ma le sue capacità dal punto di vista audio – in grado di sorprendere tutti quelli che si avvicinavano anche per caso a questa macchina - hanno avuto sicuramente un ruolo fondamentale nel suo record di vendite. E il merito è tutto di un piccolo chip chiamato SID.
MA CHE COS'E' IL SID? Il SID, acronimo che sta per Sound Interface Device, era in pratica il chip che si occupava degli effetti sonori nel Commodore 64. Tecnicamente, il SID possedeva 3 canali audio contemporanei ed indipendenti, un suono che si estendeva per 8 ottave e inoltre poteva emettere quattro diversi tipi di onde sonore: tanto per capirci, lo Spectrum 48k nello stesso periodo aveva invece a disposizione un buzzer che poteva mettere solo onde quadre, ad un solo canale.
 UNA STAR TIRA L’ALTRA Il SID è stato a suo tempo una vera star: chi ha vissuto l'epoca d'oro del Commodore 64, o più in generale dei cosiddetti home computer, non può non ricordarsi della fama che il chip si era giustamente creato. Molta di questa fama è merito dei programmatori/musicisti più abili del periodo, che grazie al loro talento sono riusciti a compiere dei veri e propri "miracoli sonori" creando composizioni qualitativamente di gran lunga superiori rispetto a quanto si poteva sentire sulle altre macchine di allora, ad esempio ZX Spectrum o Amstrad CPC 464 (a questo proposito, è ben nota la superiorità della Commodore sulla Sinclair NdTyrant). Nomi come Rob Hubbard, Martin Galway, Ben Daglish (e non Dalglish, come teneva sempre a precisare!) e Tony Crowther forse non diranno assolutamente nulla ai lettori più giovani, oramai abituati alle colonne sonore da film o da CD presenti nei loro (moderni) videogiochi preferiti, ma ai "vecchi tempi" questi erano i miti indiscussi dei videogiocatori, alla pari di coder come Jeff Minter, Andrew Braybrook o Stavros Fasoulas (mi viene da aggiungere: oggi, chi fa più caso ai nomi dei compositori?? NdBoZ). Non solo: oltre ad essere "venerati" dai videogiocatori, Hubbard e soci erano anche ricercatissimi dai boss delle software house, disposte a molto - se non a tutto - pur di accaparrarsi una loro "creazione". E per essere bravi, bisogna ammettere che lo erano veramente...tanto nella composizione (e quindi nella parte più prettamente artistica del lavoro) quanto nel superare i limiti hardware della macchina. Negli anni '80, infatti, per un musicista di videogiochi essere bravo nel proprio lavoro voleva dire soprattutto tirare fuori il massimo da un chip che aveva caratteristiche tutto sommato modeste, e soprattutto che non poteva essere "upgradato" come magari si potrebbe fare oggi passando da una Soundblaster 16 ad una Awe 64.
I VANTAGGI DEL SID PER I VIDEOGIOCHI Grazie al talento, all'abilità e alle intuizioni dei musicisti del SID, i giochi del Commodore 64 erano in grado di colpire immediatamente l'attenzione di chiunque - anche di musicisti professionisti - grazie soprattutto a colonne sonore spettacolari e ad una sintesi vocale che, seppur negli ovvi limiti di un chip a 8-bit, era capace di impressionare profondamente chiunque si trovasse ad ascoltarla (Impossibile Mission ne è forse la prova più evidente.. NdBoZ). Non esageriamo nell’affermare che le sonorità del SID, se ben realizzate sfruttando appieno le capacità del chip, non avrebbero affatto sfigurato nella musica commerciale "sintetizzata" tanto di moda negli anni '80. E’ normale dunque che le software house che sviluppavano sul C64 facessero di tutto pur di accaparrarsi i musicisti più bravi “sulla piazza”: non è raro trovare giochi molto mediocri caratterizzati da splendidi accompagnamenti sonori, segno della grande importanza che veniva riservata alla componente audio all’interno dei team di sviluppo. Come tutte le star che si rispettino, anche il SID ha richiesto tempo per essere apprezzato pienamente: i brani composti su C64 hanno infatti avuto una loro evoluzione che li ha portati da semplici sequenze di note a complessi moduli multi-canale, magari infarciti di “sample” digitalizzati, alcuni dei quali oggi vengono ritenuti veri capolavori di musica digitale. Come accade per qualsiasi hardware commercializzato, la conoscenza pressochè totale e il conseguente utilizzo ai massimi livelli del SID ha richiesto un certo periodo di tempo: la conoscenza che i musicisti/programmatori avevano del C64 agli inizi del decennio era infatti talmente bassa da non permettere al SID di emettere più di qualche "beep" o simili...o al massimo una serie di 10-15 note emesse in sequenza una dietro l'altra, il che non era ovviamente in grado di soddisfare seriamente nessun palato (o meglio, orecchio). Tuttavia, andando avanti negli anni, e con un numero sempre maggiore di sviluppatori che si interessavano alle "infinite" possibilità del Commodore 64 e del suo chip-audio, le cose si sono fatte sempre più interessanti, fino ad arrivare a piccole gemme sonore capaci di spingere gli appassionati a comprare il gioco anche solo per il nome del musicista che aveva curato la componente audio. Vediamo qualche esempio...
Battle of Britain: un gioco di strategia bellica accompagnato da quella che può essere definita come "musichetta", ma che cambia stile, tra l'epico, il battagliero e il sognante, per quasi 4 fantastici minuti! Fist II: The Legend Continues: il seguito di The Way of the Exploding Fist; non un capolavoro, ma con 3 colonne sonore davvero fantastiche, di cui una davvero inquietante (personalmente ho più volte caricato il gioco solo per ascoltarne la colonna sonora.. NdTyrant); Impossible Mission: considerato da molti il più grande gioco di tutti i tempi per il C64, il suo successo era anche dovuto alla sintesi vocale usata con grande abilità in alcuni frangenti ("Another visitor...stay a while...stay forever!"); Monty on the Run: un platform game famosissimo, grazie anche alle sue due colonne sonore tenere e divertenti; Neuromancer: un gioco di ruolo/avventura grafica cyberpunk, nella cui intro era presente una brevissima versione loopata di "Some things never change" dei Devo (e se non lo avete mai ascoltato...questo *NON* è un brano solo strumentale! NdTyrant); The Last Ninja: questo grande classico presenta una colonna sonora differente per ogni livello (6 in totale), dal sapore "oriental-misterioso"; The Way of the Exploding Fist: presenta una musica orientale relativamente breve ma da lasciare bocca aperta per ritmo e qualità.
 LA GRANDE PASSIONE DEI MUSICISTI PER IL LORO LAVORO Se pensiamo ai musicisti che hanno scritto le colonne sonore dei videogiochi degli anni '80, non possiamo non notare la prolificità di almeno alcuni di essi. Sembra incredibile ma alcuni di questi artisti hanno scritto la parte sonora per decine o addirittura centinaia di giochi (vedi David Whittaker) in un arco di tempo relativamente breve; considerando che, diversamente da quanto qualcuno potrebbe pensare, il lavoro di scrittura delle musica e di programmazione che stava dietro a queste attività era veramente grosso, non possiamo esimerci dal pensare che Hubbard, Galway, e compagnia bella fossero dei veri e propri geni stakanovisti. E' interessante leggere i diari di questi programmatori, apparsi nel corso degli anni nelle riviste specializzate, per capire come essi impostassero il loro lavoro e quanto impegno, gioia e passione ci mettessero nei loro sforzi. Scrivere musica sul SID era piacevole perchè permetteva di sbizzarrirsi e di creare strutture musicali anche molto complesse; una volta compresi i meccanismi interni di funzionamento del chip, il resto dipendeva solo dal talento del musicista: se costui era tecnicamente in gamba, e aveva anche talento musicale, le sue creazioni non potevano che essere eccezionali. Se viceversa il musicista era scarso in uno dei due campi, allora niente di particolarmente buono sarebbe potuto uscire dalle sue dita: è per questo che, accanto a tanti giochi per C64 che brillano per la componente audio, se ne trovano altrettanti che invece da questo lato hanno ricevuto solenni stroncature... Insomma, non sempre il SID veniva sfruttato a dovere. Logicamente, più passava il tempo maggiori erano le competenze dei programmatori e più raffinate risultavano le tecniche utilizzate per sfruttare al meglio l'hardware a disposizione: non per niente, i primi giochi per il Commodore 64 risalenti al 1982 avevano una complessità ed un aspetto grafico/sonoro nemmeno lontanamente paragonabile a quello di giochi anche solo di pochi anni più recenti (per non parlare dei vastissimi giochi memorizzati su 4 dischetti a doppia faccia, nemmeno immaginabili agli albori della vita del capolavoro di mamma Commodore NdTyrant).
LA FINE (UFFICIOSA) DEL SID… Nel corso degli anni ’80, ovviamente, la tecnologia si è evoluta: durante la seconda metà del decennio la diffusione di computer come Amiga e Atari ST (i due 16-bit avversari quasi quanto Commodore 64 e Spectrum), ha reso possibile l'accesso a chip sonori sempre più evoluti, che hanno permesso di accedere a musica ed effetti sempre più raffinati e tecnologicamente avanzati: come conseguenza, già molto prima della metà degli anni '90 la scena videoludica ufficiale dedicata al Commodore 64 e agli altri 8 bit era ormai morta e sepolta, e con essa il suo chip sonoro. L’epoca d’oro del SID, di Rob Hubbard e Martin Galway, delle interviste di gruppo di Zzap! e più in generale dei programmatori di videogiochi nel garage, era definitivamente terminata. Alcuni musicisti come Whittaker continuarono il loro lavoro sulle nuove macchine, altri sparirono dalla circolazione e finirono presto nel dimenticatoio.
...E LA SUA RINASCITA In verità la situazione nell'underground musicale era ben diversa da quanto il mercato mostrasse: mentre l’avvento dei Pc come macchine da gioco e il conseguente sviluppo di schede audio sempre più “performanti” (pensiamo soprattutto alle varie versioni di SoundBlaster) spingeva i musicisti dei videogiochi ad un livello qualitativo mai raggiunto prima, il SID terminata la sua carriera nel mondo video ludico assurgeva a nuova vita, forse ancora più vitale della precedente. D’altronde le sue capacità e possibilità di sfruttamento erano talmente ampie, e i suoni che esso era capace di produrre talmente perfetti nella loro semplicità d’onda, che tantissimi synth-musicisti in erba decisero di scrivere musica al computer usando proprio il mitico chip del piccolo C64 come mezzo per mostrare al mondo il proprio talento.
CHI HA FATTO COSA?Volete sapere a quali giochi per Commodore 64 hanno collaborato i più famosi musicisti del SID? eccovi accontentati... Rob Hubbard: Kimera, Delta, I Ball, Kentilla, Mega Apocalypse, Monty on the Run, Sanxion, Sigma 7, Spellbound, Tarzan, Star Paws, Last V8, Ace 2, IK+, Dragon's Lair 2, Commando. Richard Joseph: Barbarian 1 & 2, Defender of The Crown, Cauldron 2, The Sacred Armour of Antiriad, International 3D tennis, James Pond 2. Martin Galway: Rastan, Wizball, Times of Lore, Game Over, Green Beret, Short Circuit, Rambo 2, Parallax, Mikie, Neverending Story, Arkanoid, Yie Ar Kung Fu. Ben Daglish: Cobra, Ark Pandora, Avenger, Bombo, H.A.T.E, Jack the Nipper 2, The Last Ninja, Gauntlet, TechnoCop, Re-Bounder, Mask 2, Deathwish 3. Antony Crowther: 007 A View to a Kill, Wanted! Monty Mole, DeadRinger, Black Thunder, Gryphon. David Whittaker: Dizzy, Glider Rider, Jail Break, Last Mission, Knight Games, Licence to Kill, Max Headroom, Radius, The Tube, BMX Simulator, Enduro Racer, Elevator Action, Speedball, Rygar, Beyond the Ice Palace, Trantor, Solomon's Key, Quartet, Menace. Chris Huelsbeck: Turrican, Grand Monster Slam, Katakis, Hollywood Poker Pro, R-Type, The Great Giana Sisters, Spherical Per la lista completa dei lavori di ciascun musicista - comprensiva delle musiche realizzate anche per altri sistemi - vi rimandiamo invece a questo sito. I novelli “Hubbard” iniziarono dunque a “sfidarsi” a suon di chip-sound diffondendo in Rete le proprie creazioni e mettendo così in mostra il proprio talento (quando c’era…), dando vita a una “scena” che ancora oggi appare viva e vegeta. Accanto a questo movimento underground, i suoni del SID attirarono l’attenzione anche di produttori discografici, disk jockey, cantanti e musicisti di professione: alcuni produttori di hardware cominciarono a fiutare l'affare dal punto di vista commerciale e crearono dei veri sintetizzatori musicali basati sull'hardware del SID, tra i quali il più famoso è di sicuro la SID Station, attualmente usata da nomi come Madonna, Nine Inch Nails e Machinae Supremacy (questi ultimi hanno basato il loro successo proprio sull’utilizzo del SID NdBoZ). Qualcuno si è anche spinto oltre: è oramai noto il celebre caso di plagio di Timbaland nei confronti di un Dj finlandese, al quale il produttore ha copiato paro-paro la sua SID-music utilizzandola come base per la canzone “Do-it” di Nelly Furtado! fortunatamente dopo l’uscita dell’album il plagio è stato scoperto e diversi video come questo hanno iniziato a fioccare su internet dando la giusta importanza all’autore della musica originale.
REVIVAL! E per quanto riguarda i semplici nostalgici del SID, che magari vorrebbero giusto riascoltarsi le splendide colonne sonore di Delta o Defender of the Crown? Beh, c'è pane anche per i loro denti: alcuni intraprendenti programmatori infatti già a partire dalla metà degli anni '90 hanno iniziato a sviluppare i cosiddetti “SID Player”, ovvero software che permettono di riprodurre le musiche dei giochi del Commodore 64 dando così modo di riascoltarle quando e come si vuole (magari sfruttando la potenza del proprio impianto Hi-Fi per riprodurre i suoni elettronici del mitico chip...). Di SID player ne sono stati scritti tanti, ma mentre alcuni sono caduti ben presto nel dimenticatoio, altri come SID-PLAY continuano ancora oggi la loro vita, costantemente supportati da chi adora rievocare le amate melodie ascoltate centinaia di volte in passato. Ovviamente un SID player senza file da riprodurre è assolutamente inutile, per questo sin dagli albori hanno iniziato a circolare raccolte di musiche originali dei vecchi games del C64, tra le quali una in particolare ha raggiunto dimensioni inimmaginabili e rappresenta oggi la raccolta definitiva di SID del Commodore 64: stiamo parlando di High Voltage Sid Collection (di cui trovate il link a fine pagina), che tra le altre cose permette di scaricare un unico archivio contenente l’intera collezione!
IN CONCLUSIONE Ancora oggi centinaia di appassionati trascurano le tecnologie più avanzate per dedicarsi anima e corpo alla musica elettronica del SID, coccolando amorevolmente questo chip creato più di 25 anni fa da una società americana che, pur sapendo di aver creato uno strumento anni luce avanti rispetto a ciò che all'epoca veniva offerto – allo stesso prezzo - sul mercato, mai avrebbe immaginato che la propria creatura a nuovo millennio inoltrato si sarebbe mantenuta ancora viva e vegeta. E invece, oggi gli appassionati del SID si incontrano anche dal vivo, organizzano party ed eventi, mentre Rob Hubbard e Ben Daglish come vere star firmano autografi per adulti e ragazzi “sbarbatelli”, segno di un successo che è stato capace di andare oltre gli anni ’80.
Come riflessione finale, ci viene da pensare che tutti, giovani e veterani degli anni ‘80 (scusate ma la parola "vecchi" proprio non si addice, in questo caso! NdTyrant) dovrebbero comunque essere concordi su un fatto: nei primi anni '80 è stato creato qualcosa di fenomenale, che ha dato vita ad un intero movimento, a una enorme community di appassionati ed ha stimolato la mente di migliaia di musicisti; cosa si potrebbe chiedere di più da un semplice chip sonoro?
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