I numeri parlano chiaro: Resident Evil Requiem ha venduto 5 milioni di copie in soli 5 giorni. Un risultato che straccia ogni altro avvenuto in precedenza. Questo significa che c'è ancora molta fame di questa saga, la quale sta per compiere trent'anni. E i giocatori hanno risposto alla grande, con la stampa che ha confermato la qualità sopraffina del titolo Capcom (quella italiana è stata più dura con le valutazioni).
Su internet sono esplose le discussioni, a volte anche accese. Una di esse si è focalizzata sulle due parti distinte: quella di Grace Ashcroft in prima persona e di Leon Kennedy in terza persona (nelle opzioni si possono anche invertire), un ritorno che porta il passato alla ribalta entrando in quella Racoon City che abbiamo visto distruggere dai missili lanciati dal Pentagono per fermare l'epidemia del Virus-T.
C'è chi dice che la parte di Grace sia la migliore e quella di Leon un'occasione sprecata. Di certo Capcom ha voluto diversificare l'esperienza con la parte survival horror dedicata a Grace, che ha reso il settimo episodio della saga (qui la recensione di Resident Evil 7) un ritorno quasi alle origini. Mentre con Leon si è deciso di spingere sull'action duro e puro, tanto da far storcere il naso ai puristi che magari non riescono ad accettare insieme queste due entità tanto differenti, le quali però costruiscono un'esperienza tra le più potenti di questa generazione.


Resident Evil Requiem brilla dal punto di vista tecnico grazie al RE Engine, un motore grafico tanto potente quanto scalabile, in grado di sfruttare ogni tipo di hardware a partire dalla passata generazione di console. Resident Evil Village su PS4 e Xbox One non faceva rimpiangere le console maggiori. Stesso discorso per il remake di Resident Evil 4 (qui la nostra recensione), anche se il distacco iniziava a farsi sentire. E dopo sette anni di sviluppo il nono capitolo della serie mette tutti d'accordo con un comparto tecnico che sfrutta al massimo ogni piattaforma.
Vi diciamo che anche su Xbox Series S Capcom ha fatto un eccellente lavoro di ottimizzazione, dando ai possessori della piccola console Microsoft stessa esperienza e coinvolgimento delle piattaforme maggiori. I compromessi non mancano (ne parliamo più avanti nel box apposito), ma la fluidità è granitica in ogni circostanza... ed è quello che conta.
Andiamo a scoprire le qualità di questo nono capitolo della serie Resident Evil nella nostra recensione!
Uno dei protagonisti di Resident Evil Requiem è Grace Ashcroft. Lei è la figlia di Alyssa Ashcroft, che abbiamo conosciuto in Resident Evil Outbreak, e lavora per l'FBI. È una persona riservata, un po' insicura e non ha molti rapporti al di fuori del lavoro. Un giorno viene chiamata dal suo capo per indagare su alcuni strani decessi che sembrano ricollegarsi agli eventi di Raccoon City avvenuti 28 anni fa e quindi inviata in un hotel che porta con sé l'evento più traumatico della sua vita, ma il lavoro è lavoro!
Fin da subito vediamo l'ottimo lavoro di Capcom nel rendere le ambientazioni non solo belle da vedere, ma piene di particolari. Lo notiamo proprio all'inizio con Grace che passeggia all'interno della città pienamente popolata, con un'abbondanza di dialoghi - ricordiamo che il gioco è doppiato in italiano - e un comparto visivo impressionante tanto che la città sembra quasi vera. I treni che viaggiano sulla sopraelevata danno un senso d'immersione pazzesco.
Una volta entrati nell'hotel Renwood si comincia a sentire quel senso di paura e horror, amplificati da una Grace inadeguata e soprattutto alle prese col suo passato. Infatti una volta arrivata in una stanza dell'hotel parte un flashback che presenta sua madre Alyssa, con un'evento che si ripercuoterà nel presente. Grace dovrà fare i conti con una figura incappucciata che sembra perseguitarla per un motivo a lei ignoto.


Le cose si fanno serie quando si risveglia in quella che sembra una clinica, facendo i conti con i suoi “abitanti”: zombie che hanno barlumi di memoria di quando erano umani, ma comunque assetati di sangue quando la vedono. Dovremo in qualche modo difenderci utilizzando ciò che abbiamo con pochi slot a disposizione. Potremo trovare un coltello di fortuna e più avanti una pistola, ma le munizioni non si troveranno facilmente. Inoltre potremo creare inizialmente un siero per ripristinare la salute grazie alle famose piante - uno dei simboli della saga sin dagli albori -, per poi utilizzare il sangue infetto degli zombie per creare munizioni, iniettori di salute ed altri gingilli. Grazie all'iniettore emolitico potremo immettere il sangue infetto sugli zombie per fargli esplodere in un bagno di sangue. Tale pratica tornerà utile anche su nemici più forti e addirittura in un boss.
Proprio le figure imponenti e grottesche, come la bambina, ci perseguiteranno per buona parte del tempo dando un senso d'impotenza e costringendoci a fuggire o a nasconderci per salvare la pelle. Il bello è che non sono sempre prevedibili. Sarà fondamentale capire i loro punti deboli al fine evitare di essere colpiti o fatti fuori. Questo senso di pericolo è accompagnato da una colonna sonora altrettanto inquietante, creando un pesante senso di angoscia. Dobbiamo ammettere che la sezione di Grace in prima persona è quella più coinvolgente dal punto di vista emotivo. Capcom ha messo il summa dell'esperienza fatta con Resident Evil 7 e Resident Evil Village creando un'esperienza terrorizzante alla portata di tutti grazie alla struttura e gestione dell'inventario, divenuta parte integrante di ogni gioco della serie a partire dal remake di Resident Evil 2.
Un plauso a Capcom, perché ha probabilmente realizzato una delle migliori - se non la migliore - sezioni della storia della serie, in grado di dare le stesse sensazioni su hardware meno performanti grazie alla scalabilità del suo motore grafico.
