Chi ha qualche annetto in più sulle spalle non dimenticherà mai i pomeriggi dell'infanzia trascorsi davanti la TV per assistere ai bellissimi cartoni animati giapponesi che proponevano robot giganteschi, dotati di un arsenale di tutto punto, mentre affrontavano il cattivo invasore quasi sempre di matrice aliena che voleva distruggere la Terra. All'epoca non c'era internet e l'unico mezzo di intrattenimento era il televisore, inizialmente in rigoroso bianco e nero in buona parte delle abitazioni e con pochissimi canali tra i quali scegliere, sempre che l'antenna di casa fosse collocata abbastanza in alto.
È così che abbiamo conosciuto Goldrake (Atlas Ufo Robot), Il Grande Mazinga e Mazinga Z rigorosamente in quest'ordine perché così decisero di trasmetterlo le TV italiane salvo poi scoprire che l'ordine di uscita era perfettamente l'inverso e riuscire finalmente a spiegarci perché Koji Kabuto e Alcor si somigliassero così tanto. Non parliamo poi di episodi censurati, puntate saltate, serie lasciate stranamente a metà (vedi quella di Mazinga Z). Cartoni che sono entrati nella storia, sia perché hanno definito un intero decennio (gli anni '70 per l'appunto) ma anche perché hanno accompagnato l'infanzia di tantissime persone e messo in chiaro che i giapponesi in tema di anime erano (e probabilmente lo sono anche oggi) imbattibili in tutto il mondo.
Tanta carne sul fuoco dal punto di vista dei cartoni destinati, come dicevamo, a entrare nella storia non dimentichiamo infatti oltre ai citati, capolavori come Astrorobot, Zambot 3, Daitarn III, Jeeg Robot e potremmo continuare per ore, hanno sempre ricevuto poco riscontro dal punto di vista videoludico. A parte quelli usciti per i real robot (chiaramente ispirati a Mobile Suit Gundam) e ad altri che citavano a stento le meccaniche dei robottoni giapponesi senza entrarvi troppo nel dettaglio, quelli ispirati a licenze sugli Space Robot si contano sulla punta delle dita: così su due piedi viene fuori Mazinger Z, uno sparatutto a scorrimento verticale uscito in sala giochi nel 1994 (e recuperabile grazie al M.A.M.E.) e il recente Ufo Robot Goldrake: Il Banchetto dei Lupi, poi non c'è molto altro.
Sotto questo punto di vista il lavoro dei ragazzi di Implicit Conversions è ancora più importante, attestandosi più come una forma di preservazione storica che come un nuovo gioco vero e proprio. 70s-style Robot Anime Geppy-X (da ora in poi solo Geppy-X) è un connubio ideale tra un anime creato ad arte ma mai esistito e uno sparatutto in 2D, ripescando un vecchio videogioco uscito nel 1999 per la prima Playstation che però mai aveva varcato i confini del mondo del Sol Levante.


Come dicevamo il gioco non giunse mai sul mercato europeo e aveva delle caratteristiche a dir poco rivoluzionarie. Uscito originariamente su 4 CD (allucinante anche per l'epoca, sono pochi i giochi Playstation che ricorsero ai dischi multipli, su due piedi ricordiamo i Final Fantasy dal settimo in su e Parasite Eve II) metteva nel calderone una intera produzione anime creata per l'occasione - l'anime di Geppy-X non era mai esistito fino ad allora - cercando di offrire al giocatore un intero mondo che ormai apparteneva a ben più di un decennio precedente. Ovviamente i 4 dischi si rendevano necessari per mettere all'interno tutte le sequenze animate (esageratamente compresse per problemi di spazio) e un comparto sonoro degno di una grande produzione, dato che riproduceva per filo e per segno tutta la struttura di un cartone animato giapponese sui robottoni comprese le mosse speciali urlate, le sigle particolari e perfino gli spot pubblicitari.
Rigoroso il doppiaggio in giapponese con le voci già note all'epoca e che per il comparto sonoro in generale scomodò nientemeno che personaggi del calibro di Isao Sasaki, Hironoby Kageyama, MIO (ora MIQ), Akira Kushida e molti altri che vi potete sbizzarrire a cercare su internet per assaporarne l'esagerato curriculum. Gli interi livelli di gioco vennero concepiti come puntate di un anime anni 70-80 con tanto di sigla iniziale, spot d'intermezzo e sigla di chiusura. Inoltre (rivoluzionario per l'epoca) avevamo una storia che cambiava in base alle scelte del giocatore. Un lavoro apprezzabile ovviamente solo dai veri e propri fan del genere (gli altri gradirebbero, ma non ne coglierebbero tutte le citazioni e sfumature).

La similitudine della storia con Getter Robot (in Italia conosciuto come Space Robot anche se il mecha si chiamava Getta Robot) va al di là della somiglianza estetica insistendo proprio sul funzionamento del protagonista. Tre navette spaziali (meglio chiamarle componenti) che si combinavano in maniera sempre diversa tra loro dando vita a tre robot alternativi. Tanto che basta fare qualche ricerca per scoprire come all'epoca l'idea era proprio quella di fare un videogioco su Getter Robot, ma il tutto si arenò per problematiche di diritti. Poi le similitudini e le citazioni, come era lecito attendersi si sprecano anche se verranno colte probabilmente solo dai veri appassionati. Queen Fairy ricorda ad esempio Aphrodite A di Mazinger Z, così come lo sprovveduto robot che si vede subito dopo l'inizio ricorda la goffaggine e l'incoscienza di Boss Robot e coì via.
Anche in Geppy-X abbiamo le tre configurazioni, con la X1 guidata da Kei che è il solito compromesso tra velocità e potenza, potendo contare su un devastante e rapido laser centrale, la X2 gestita da Jin che è la più veloce e permette l'attacco caricato X Seeker (una scarica elettrica che fa devastazione su schermo) e la X3 pilotata da Riki che è la più lenta e pesante efficace principalmente negli scontri ravvicinati. Lo schermo è abbastanza ridotto e i robot più grandi sono in grado di metterci in seria difficoltà, quindi cambiare configurazione in corsa spesso si rivela non solo consigliato ma necessario per venirne fuori (con il tasto LB del Controller, nel nostro caso quello di Xbox su PC).


I ragazzi di Implicit Conversions si sono impegnati, come dicevamo, per preservare la memoria storica del gioco e farlo conoscere a tutto il mondo, cercando di toccare meno cose possibili. Ne viene fuori, nel bene e nel male, una remaster un po' limitata che si è concentrata fondamentalmente sulla parte audiovisiva della produzione: i filmati sono stati migliorati come definizione (parliamo di circa 8000 disegni fatti rigorosamente a mano a suo tempo per i vari filmati) e come FPS - adesso si raggiungono i 24 contro i forzati 15 dell'epoca -, recuperando i nastri originali betacam di allora. La differenza la si coglie "switchando" tra vecchia e nuova configurazione.
Dal punto di vista degli episodi anime va benissimo così, altro non era necessario anche per evitare di snaturare l'essenza originale della produzione. Sul comparto audio invece abbiamo già detto, si è mantenuta intatta la qualità già eccellente della produzione originale stavolta arricchendola con i sottotitoli (apprezzatissimi quelli in italiano) che permettono a chiunque non mastichi il giapponese di capire cosa succede sullo schermo. Forse si sarebbe potuto insistere sugli extra che magari avrebbero potuto offrire ad esempio bozzetti, informazioni sul lavoro di restauro e così via.

Diverse invece sono le argomentazioni per quanto riguarda il gioco vero e proprio. Già a suo tempo Geppy-X si proponeva come uno sparatutto a scorrimento orizzontale abbastanza debole vista anche la spietata concorrenza (soprattutto per R-Type Delta, recentemente rivisitato in chiave HD) anche perché il gioco proponeva sprite bidimensionali per i robot su fondali prerenderizzati (diffusi verso la metà degli anni '90) che da un lato "impastavano" un po' la visuale nelle scene concitate su schermo, dall'altro nel caso di Geppy-X offrivano contenuti un po' poveri sullo sfondo. Lo stesso si può dire per il level design, mai brillantissimo che offriva posizionamento dei nemici e pattern d'attacco al minimo sindacale di certo sottotono rispetto altri sparatutto a scorrimento. Completavano il quadro la difficoltà per il nostro robot a girarsi (salvo l'adozione di un perfetto tempismo), e qualche problematica nella responsività ai comandi e nelle hitbox.
Ne veniva fuori una curva di difficoltà abbastanza altalenante che gli sviluppatori hanno provato a mitigare aggiungendo il salvataggio rapido, la modalità rewind (che permette di tornare indietro di qualche secondo per evitare l'errore) oltre ad altre piccole chicche come il fuoco rapido, il fitro CRT e poi la gestione dei trofei, modalità extra sbloccabili alla fine dell'avventura e così via. Inoltre, per mitigare il livello di difficoltà hanno aggiunto l'armatura che ci vede adesso in grado di subire più colpi prima di fare il botto. Contenuti degni e importanti aggiunti, però, ad uno sparatutto che mostra tutto il peso dei suoi anni e che avrebbe meritato, lui sì, una riscrittura e un adattamento a tempi più moderni.


Di conseguenza Geppy-X è un gioco dalla doppia faccia. Da un lato il restauro della parte anime spettacolare e ottimamente realizzato praticamente sotto quasi ogni punto di vista. Il gioco non è una semplice lettera d'amore ai cartoni sui robottoni giapponesi degli anni '70, è un vero e proprio viaggio nel tempo completamente immersivo che in ogni singolo frame audio/visivo ricorda quei tempi strepitosi. Hanno fatto benissimo sotto questo aspetto gli sviluppatori a modificare il meno possibile per una produzione che era già eccellente nel gioco originale del 1999.
Dall'altro lato, però, la parte videoludica vera e propria e cioè lo sparatutto bidimensionale, avrebbe meritato una cura maggiore per adattarlo a tempi più moderni: dalla rimappatura dei comandi, al miglioramento di hitbox e ad un nuovo design grafico degli sfondi, sarebbe stato meglio trovarsi davanti a un gioco che non mostri tutto il peso dei suoi anni come realmente, purtroppo avviene. Di conseguenza è importante sapere cosa stiamo cercando anche perché il prezzo non è per niente abbordabilissimo: se vogliamo rivivere quei bellissimi tempi quando con pane e nutella ci piazzavamo davanti alla TV allora (se apparteniamo a quella generazione ovviamente) dovremmo portarcelo a casa senza discussioni, ma se siamo molto più giovani oppure cerchiamo uno sparatutto degno di nota, potremmo rimanerne delusi.
Modus Operandi:
abbiamo fatto un tuffo nel passato grazie a Geppy-X grazie a un codice datoci da PR Hound.
