La stravagante idea di Madbricks risiede proprio nel mescolare due culture profondamente diverse tra loro. Se da un lato parliamo sempre di lotta alla malavita organizzata, che potrebbe far riflettere sul fatto che "tutto il mondo è paese", dall'altro tradizioni, usanze, stili di combattimento e tutto il resto sono profondamente diversi. Ed è questa l'essenza di Mexican Ninja e, fondamentalmente, il suo cavallo di battaglia. Avevamo già giocato diversi mesi fa (potete leggere qui la nostra analisi) e già allora avevamo rimarcato la stranezza di questo picchiaduro a scorrimento che però sfora nel campo dei roguelike con visuale a 2.5D.
L'idea, comunque, è interessante e anche particolarmente originale, soprattutto per andare a vedere come gli sviluppatori siano riusciti a fondere due culture così diverse tra loro. Proprio per tradizione, infatti, soprattutto quando c'è da menar le mani, siamo abituati a vedere le varie battaglie intercalate nel loro stesso contesto. Forse fu proprio questo a rendere particolare a suo tempo l'idea di Bruce Lee sul portare le arti marziali tipicamente orientali in un contesto malavitoso tutto americano (idea peraltro ripresa di recente con l'ottima serie TV Warrior, purtroppo interrotta in maniera inspiegabile). A parte i dubbi iniziali, però, è la curiosità a farla da padrona, la stessa sensazione che si prova quando si affida una katana a un messicano e gli si chiede di farsi strada non a pistolettate ma usando delle abilità ninja.
Come dicevamo, anche durante l'anteprima, già il nome della città la dice lunga su cosa ci aspetta. L'ambientazione prevede la cultura giapponese sulle strade strette e malfanate di un sobborgo messicano con le due differenti culture che si convivono allegramente tra loro (l'esaltazione assoluta della globalizzazione... -NdR). Dovremo affrontare la Narkuza, una temibile organizzazione criminale nata dalla fusione tra i narcos e la yakuza, sbaragliando tutti i nemici che ci verranno incontro e mettendo al loro posto i cinque boss che controllano la città. Tutto in pieno stile picchiaduro a scorrimento insomma, con lo scenario che fa la sua parte mettendoci a disposizione elementi distruttibili, trappole da sfruttare e soprattutto tanti item da raccogliere per potenziare il nostro personaggio.
Ad ogni modo il gioco parte in maniera abbastanza adrenalinica, scaraventandoci contro orde di delinquenti che potremo sopraffare utilizzando le nostre capacità di lotta, inizialmente basate sul colpo veloce (tasto X del controller Xbox collegato a PC), caricato (tasto Y), schivata (B) e salto (A). Inizialmente basterà muoversi un po', premendo i pulsanti quasi a caso e comunque si va avanti (ma solo inizialmente). Completato il breve stage si passa al successivo grazie alla stazione della metro che ci chiederà (in linguaggio praticamente incomprensibile) quale direzione prendere.


I diversi livelli, generati proceduralmente in puro stile roguelike, ci condurranno dopo un po' sempre allo scontro con il boss di area, un personaggio solitamente molto grosso e anche abbastanza pericoloso del quale dovremo obbligatoriamente imparare i pattern d'attacco per proseguire. Sicuramente Mexican Ninja dopo le prime battute diventa un gioco particolarmente tecnico: con un po' di pratica si impara a usare le varie combo e a sfruttare i potenziamenti temporanei (tasti LT e RT) che il gioco mette a disposizione durante il viaggio (dandoci sempre la possibilità di scegliere sul quale portarci dietro) e quindi non solo il gioco diventa ancora più divertente, ma il livello di difficoltà comincia a sembrare un pizzichino più abbordabile.
Addirittura imparare a usare parate, schivate e soprattutto sapere quando sfruttare le varie mosse speciali (che hanno ovviamente un tempo di ricarica) è l'unico modo per proseguire in determinati livelli. È bene anche sfruttare lo scenario, anche se alcune trappole sembrano funzionare in maniera alternata e i barili esplosivi fanno più rumore che danno. Anche perché una volta che ci fanno fuori veniamo catapultati al Santuario e saremo costretti a ricominciare daccapo sperando di fare meglio la prossima volta (tipico proprio dei giochi roguelike).

Giocando i vari livelli accumuliamo delle monete che poi potremo spendere nel Santuario per potenziare il nostro lottatore, investendo magari nei potenziamenti permanenti offerti da Mero Mero nella sua Way of the Donkey, optando per potenziare la parte survival, martial arts oppure combo power. Di conseguenza ogni nuova partita saremo meglio attrezzati rispetto la precedente, e non solo per l'esperienza acquisita sul campo, e inoltre potremo personalizzarla secondo il nostro gusto, sia in alcuni bonus passivi da raccogliere nelle varie bancarelle trovate in giro (che aumentano i punti vita, riducono i tempi di ricarica, infliggano più danno e così via) oppure i vari Mexican Jutsus che ci danno abilità speciali da abbinare ai dorsali del controller (quella del peto è fantastica... -NdR).
Queste abilità poi potranno essere sostituite con altre durante il percorso (ma solo se incontreremo nuovi punti di potenziamento), oppure aumentate di livello se avremo superato determinate orde. Va da sé, quindi, che per divertirsi con Mexican Ninja bisognerà imparare a gestire e a contare su tutte le nostre forze, anche perché il livello di difficoltà ha delle impennate non di poco conto: ad esempio se il primo boss al secondo-terzo tentativo riusciamo a farlo fuori, con il Panda sarà molto più difficile e sarà necessario impegnarsi e provare diverse volte.


La grafica cartoonosa, ma al contempo ben colorata e ben disegnata, fa da sfondo alla nostra avventura offrendoci degli scenari molto carini e sempre sopra le righe al punto giusto. In realtà è tutto il gioco ad attestarsi su uno standard di umorismo tutto particolare, sempre all'insegna della fusione tra le due culture, come ad esempio nel caso della Sakila (un cocktail composto da tequila e sake). In realtà in certi momenti l'umorismo si spinge anche un pochino oltre, anche se difficilmente pensiamo che possa arrivare al punto di turbare qualcuno. Semmai il problema è quello di non riuscire a cogliere tutte le sfumature: manca infatti la localizzazione italiana e l'inglese, utilizzato spesso con terminologia slang e mischiato a parole in messicano, non è proprio facilissimo da capire se non si conosce bene la lingua. Buona parte del divertimento quindi in questo caso va a farsi benedire.
Anche dal punto di vista dell'accompagnamento musicale assistiamo alla mescolanza tra le due culture con la chitarra dei mariachi intervallata da altre sonorità (anche se pende più verso il lato occidentale), ma in questo caso la scelta è indovinata perché tutto è coerente con l'atmosfera di gioco. Ottime anche le animazioni per le quali non abbiamo riscontrato particolari criticità, rallentamenti o glitch, salvo la caratteristica tipica dei roguelike applicati in un picchiaduro a scorrimento che tendono al caos quando si popola un po' troppo lo schermo facendoci perdere il focus sul nostro personaggio (ma questo è un problema che non riguarda solamente Mexican Ninja).

Ci vogliono tenacia, costanza e soprattutto pazienza, principalmente ogni volta che a un certo punto verremo rispediti al Santuario e ci toccherà rifare tutto dall'inizio. Tuttavia il combat system del gioco è appagante, coinvolgente e davvero spettacolare e riesce a instillare nel giocatore la convinzione (qualche volta effimera) che la volta dopo andrà sicuramente meglio. Si finisce per attaccarsi al controller e passare ore nel tentativo di guardare in faccia il boss che non avevamo raggiunto nella partita precedente, consapevoli del fatto che comunque siamo più forti di prima. Ottima anche la personalizzazione delle partite utilizzando i potenziamenti sia attivi che passivi di nostro gradimento: alcuni sicuramente sono più efficaci di altri, ma vi invitiamo a lanciarvi nelle sperimentazioni.
Peccato per la mancanza di una modalità in co-op, anche perché affrontare i vari livelli insieme a un partner sarebbe stato veramente uno spasso. In conclusione, però, al prezzo richiesto, a nostro avviso, Mexican Ninja vale il prezzo del biglietto essendo in grado di metterci davanti una stravagante mescolanza tra due culture così lontane tra loro,
Modus Operandi:
abbiamo affrontato la Narkuza grazie a un codice fornitoci da Critical Hit.
