Era il lontano 1992 quando un atipico sparatutto a scorrimento fece la sua comparsa nel mondo dei giochi di Commodore Amiga. Accompagnato dalla colonna sonora di un ispiratissimo Chris Hüelsbeck, compositore delle bellissime colonne sonore di Turrican per intenderci (quella finale di Turrican 3 è ancora da pelle d'oca! -NdNew_Neo), il gioco di Kaiko, sponsorizzato per la verità da Team 17, provava a innovare il genere proponendo qualcosa di diverso delle solite navi spaziali, guerre interstellari e così via. Una piccola ape che lottava contro un mondo più grande di lei facendosi largo tra grilli, talpe, bruchi e calabroni.
Nei tempi di R-Type III, di Gradius, di X-Out e soprattutto di Project-X non era semplice ritagliarsi un piccolo spazio nel cuore dei giocatori, ma Apidya ci riuscì oltre che per l'idea innovativa sull'ambientazione anche per una buona realizzazione tecnica tra comparto grafico e gameplay che, perfettamente allineato a quei tempi, rappresentava una sfida ai limiti dell'impossibile (pare andasse di moda sudare le proverbiali sette camicie per divertirsi tanto tempo fa). Interessante e sicuramente apprezzabile l'idea di conservare la memoria su quel gioco, riproponendolo in chiave moderna ma senza snaturarne però la consistenza originale.
La nuova versione di Apidya è affidata, fortunatamente, allo stesso Team che creò il gioco originale che, collaborando con un nuovo sviluppatore, ha garantito che non venisse toccato nulla più del necessario. Perfino la colonna sonora è stata nuovamente affidata a quel mattacchione di Chris Hüelsbeck, e se da un lato il gameplay è stato parzialmente ritoccato per rendere il gioco più abbordabile, dall'altro è sempre possibile giocarlo così com'era lasciando quindi a noi la scelta sul come lanciarlo su schermo.
La trama è, come sempre, semplice e banale, in linea con ogni sparatutto a scorrimento che si rispetti: Ikuro vuole salvare la moglie Yuri e viene trasformato in un'ape, proiettandosi quindi nel mondo dell'assurdamente piccolo (un po' come in Operazione Cervello di Isaac Asimov, giusto per capirci). Inizia quindi una avventura che ci condurrà attraverso 5 mondi e ci vedrà affrontare fino a 20 boss cercando, come sempre, di distruggere tutto ciò che è a tiro senza farci abbattere a nostra volta. E di nuovo, quindi, con i soliti discorsi sui pattern d'attacco dei nemici da memorizzare e sulla prontezza di riflessi immancabile in uno sparatutto a scorrimento.


La progressione del giocatore passa attraverso dei fiorellini da raccogliere sullo sfondo una volta fatte fuori alcune orde di nemici: queste attiveranno dei potenziamenti in una barra in basso allo schermo che potremo attivare con la pressione del tasto B del Controller (quello di Xbox è perfettamente supportato): per capirci meglio abbiamo più o meno lo stesso sistema del Project-X originale. Niente progressioni complesse e farraginose come nei giochi moderni, tutto è molto semplice anche se a quel tempo eravamo già abbastanza avanti grazie anche alla presenza di alcuni livelli segreti.
Interessante poi la modalità notturna che ci offre nemici diversi dal solito e alterna anche un pizzico di varietà, cercando di combattere la ripetitività tipica degli shoot'em up. Possiamo anche decidere come lanciare il gioco su schermo, se in un moderno widescreen oppure nel classico 4:3 sul quale potremo contare anche su alcuni filtri CRT che migliorano sicuramente l'immersitivà e l'impatto da retrogaming. Si può passare da una modalità all'altra praticamente al volo, anche se su Steam questo avviene anche con il tasto degli screenshots creando un po' di confusione. Per il resto, dal punto di vista grafico non ci sono tante variazioni di sorta, salvo un aspetto più rifinito e colorato che mantiene però la sua immutabile indole da pixel art che caratterizzava proprio il gioco originale.

Fortunatamente un po' di lavoro ha riguardato la curva di difficoltà che, come negli sparatutto di allora, è abbastanza proibitiva. Per cercare di avvicinare al genere anche il giocatore moderno, però, sono state implementate una serie di opzioni molto interessanti: si possono scegliere sia il numero di vite che di continue, si può optare per un livello di difficoltà (ce ne sono quattro) più gestibile ma soprattutto si può intervenire sulla possibilità di evitare il downgrade delle armi nel momento in cui ci fanno fuori oppure di ripartire dall'inizio resettando il livello. Queste opzioni, non di poco conto, permettono anche a chi non campa di pane e shoot'em up di godersi il gioco avanzando anche di livello: non dimentichiamo infatti che in questo genere di titoli è proprio la curiosità nel vedere cosa c'è dopo a incollare il giocatore allo schermo partita dopo partita.
In questo modo gli sviluppatori hanno preso tutti: i vecchi giocatori hardcore troveranno pane per i loro denti e al contempo anche chi preferisce una sfida tutto sommato più abbordabile. Le varie armi infatti vanno obbligatoriamente potenziate soprattutto nei livelli più avanzati quando cominciano a piovere proiettili e bombe praticamente da ogni direzione (per non parlare dei grilli che zompano da terra all'improvviso, creandoci seri problemi). Va detto che, scelta strana tutto sommato, nelle difficoltà più semplificate non sono presenti tutti i livelli di gioco: da un lato può servire da incentivo per le modalità più difficili, dall'altro però penalizza un po' troppo i nuovi giocatori.


Molto interessante la modalità co-op a schermo condiviso che, come sempre avviene in questi casi, promette (e mantiene) il raddoppio del divertimento con una nuova ape pronta a darci manforte. L'azione adrenalinica è comunque suffragata anche dall'ottimo sistema di controllo pronto e responsivo ai nostri comandi se non fosse per il fatto che, come abbiamo detto, non fa sconti. Un paio di volte abbiamo assistito a collisioni un po' troppo "severe" con la nostra piccola ape che ha fatto il botto in maniera quasi inspiegabile. Per il resto però non c'è assolutamente niente da obiettare riguardo una realizzazione tecnica che non si limita a preservare la memoria di un gioco che, a suo tempo, raccolse comunque un discreto numero di proseliti, ma lo adatta e ammoderna senza snaturarne l'essenza: lavoro questo che poteva essere eseguito solo dagli stessi suoi creatori e per il quale buona parte dei remaster moderni finisce con lo sbatterci il muso.
La campagna principale non dura tantissimo, anche se il livello di difficoltà poco abbordabile (a meno che interveniate sulle opzioni) vi prolungherà comunque l'impegno. Ottima anche la scelta della colonna sonora con quelle tamarrissime urla sintetizzate che ricordano l'epoca dei robot giapponesi e musiche sicuramente ispirate create da uno dei più grandi di sempre.
In conclusione, chi ha apprezzato Apidya a suo tempo se lo ritroverà in maniera integrale anche ora, per tutti gli altri potrebbe essere il momento giusto per conoscere il mondo rimpicciolito di un'ape contro l'universo intero. Se amate le edizioni fisiche, lo shoot'em up del Team Apidya può essere preordinato su ININ Games sia nella Standard Edition che nella Limited Edition per PlayStation 5 e Nintendo Switch. L'uscita è prevista nel corso di quest'anno.

Modus Operandi:
abbiamo guidato la nostra ape grazie a un codice Steam fornitoci da PR Hound.
