Tantissime volte abbiamo scherzato sulla lunghezza di un campo di calcio che poteva tendere quasi all'infinito come i limiti matematici e tuttavia, pur nella sua stravaganza, riempiva i nostri pomeriggi mentre ci abbuffavamo di pane e nutella. Era il lontano 1986 quando la serie Capitan Tsubasa, tradotta in italiano come "Holly & Benji: due fuoriclasse", scritta da Takahashi nel 1981 arrivò sui nostri schermi televisivi. Già una serie anime sul calcio attirava a prescindere, dal momento che lo sport più famoso del mondo latitava sui cartoni animati se si eccettua "Arrivano i Superboys" con l'inossidabile Shingo Tamai (che ho amato alla follia! NdNew_Neo). Come se non bastasse Holly & Benji riusciva a catturare un numero maggiore di spettatori presentando fuoriclasse tutti dotati di una qualche speciale abilità, praticamente in ogni ruolo del campo e quindi accresceva l'immedesimazione da parte dei piccoli spettatori che potevano trovarvi il loro supereroe preferito.
Fin dall'inizio parliamo di una serie che non voleva prendersi troppo sul serio, spostando gli equilibri calcistici verso un tema sicuramente più fantasy grazie alla catapulta infernale dei gemelli Derrick, ai voli sul palo di Ed Warner, all'imbattibilità di Benji Price. Come ogni scrittura che si rispetti (e su questo l'autore ha talento da vendere), anche gli antagonisti si ergevano a fan del pubblico, a partire dallo scorbutico Mark Lenders giusto per fare un esempio.
Anche se, tutto sommato, l'evoluzione narrativa non andava mai oltre certi livelli, pur spaziando in sentimenti importanti come l'amicizia, la competitività e lo spirito di squadra, l'introduzione continua di nuovi personaggi, coadiuvata dalla loro ottima caratterizzazione, incollava allo schermo: tutti soffrivano per la malattia di Julian Ross così come impazzivano di curiosità pensando al famoso Schneider sbandierato per diverse puntate e poi antagonista nella stagione dedicata al tour europeo (in originale Road to 2002). Insomma, ci sarebbe da parlarne per ore anche perché la fortuna della serie permise poi l'uscita di diverse stagioni che finirono poi per portare Holly in Brasile (il talento è talento) e molto altro che non vogliamo raccontare per evitare spoiler ai pochi che il cartone non l'hanno visto.
Un brand diventato monumentale alla fine, che si è esteso anche alla carta stampata con i vari manga e, perché no, al mondo dei videogiochi. Giusto per non perderci in lunghe storie, ma per gli appassionati è doveroso ricordarlo, dieci anni prima era uscito Capitan Tsubasa: New Kick Off per Nintendo DS, mentre il primo episodio della serie, Captain Tsubasa: Rise of New Champions è uscito ormai sei anni fa per Microsoft Windows e, ovviamente, Nintendo Switch, uscendo quindi dal Giappone e presentando la rappresentazione videoludica della famosissima Serie TV in tutto il mondo.


Il videogioco puntava a portare su schermo tutto il mondo costruito attorno a Holly & Benji proponendo un gioco di calcio che, ben lungi dall'assomigliare anche lontanamente a una simulazione, prometteva di farci ripetere tutte le acrobazie viste nelle puntate che allietavano i nostri pomeriggi. In questo secondo capitolo riprendiamo perfettamente da dove si era interrotto Rise of New Champions, dopo la vittoria contro la Germania e si completa dal punto di vista narrativo il percorso al mondiale di Tsubasa (ma continuiamo a preferire chiamarlo Holly, da Oliver Hutton che era il nome completo) trasferitosi nel frattempo in Brasile e passando dalle qualificazioni regionali fino al Mondiale.
Siamo quindi, cronologicamente parlando, all'interno della trama di World Youth (in Italia veniva introdotta dagli ultimi 13 episodi della stagione "Che campioni Holly & Benji". La modalità storia in questo secondo capitolo, però, non si esaurisce alla fine della controparte anime ma prosegue con degli episodi inediti aggiunti con la supervisione dello stesso Takahashi, ma su questo ovviamente non vi diremo assolutamente nulla a parte che c'è anche uno strano e nuovo torneo liceale tra alcune vecchie glorie, un pretesto per tirare in ballo i vecchi famosissimi personaggi della prima parte della serie.

Inizieremo il gioco partendo dall'editor che ci consentirà di costruire il nostro personaggio che poi verrà introdotto nella squadra in Brasile dove si trova proprio Holly. Rispetto al primo capitolo della saga, stavolta potremo ricoprire qualsiasi ruolo in campo, compreso quello del portiere e, dopo aver esordito in Brasile, ci trasferiremo in Giappone per militare tra le fila della Naktatsu. Naturalmente qualche piccolo buco narrativo c'è, ma è giustificato dalla necessità di introdurre il nuovo personaggio, cioè noi, all'interno della storia.
Ci sono fin dall'inizio tantissimi dialoghi anche a risposta multipla, fortunatamente ben tradotti in italiano, e con la possibilità di scegliere il doppiaggio in inglese o in giapponese originale (ovviamente abbiamo scelto la seconda opzione). Le nostre risposte non influenzeranno comunque la prosecuzione della trama di gioco. La modalità storia è il fulcro di tutta la produzione e ci guida passo passo cercando di farci prendere confidenza con la gestione dei comandi di gioco e con la stessa crescita del personaggio che passerà attraverso l'apprendimento di nuove tattiche, nuovi tiri e alcune altre scene tutte da sbloccare completando alcuni obiettivi.


Per chi a suo tempo ha giocato il primo episodio adesso ci sono tante novità. Le partite sono continuamente, nel meno o nel male, intervallate da animazioni che cercano di portarci all'interno del mondo di Holly & Benji (l'anime per intenderci). Infatti ogni super mossa della quale dispone ogni singolo giocatore, ci mostrerà una sequenza animata sempre all'insegna della spettacolarità e lo stesso vale per le diverse azioni sempre accompagnate da filmati che vanno contro ogni legge della logica e della fisica: salti improbabili, scivolate lunghissime, dribbling impressionanti e non parliamo poi delle parate sempre spettacolari e belle da vedere.
Dicevamo nel bene o nel male perché queste sequenze, che comunque fanno parte del brand, interrompono un po' troppo spesso la fluidità di gioco comparendo spesso nel bel mezzo di un'azione importante: questo magari giustifica come in un'intera puntata del cartone si giocavano si e no 5 minuti di partita con la finale tra la New Team e la Muppet che in Italia durò quasi un mese. Niente di impossibile comunque, ci si abitua abbastanza in fretta. Il dribbling poi è stato semplificato, con la semplice pressione (al tempo giusto del tasto A) mentre è ancora più radicato il concetto della resistenza dei vari giocatori che scende all'esecuzione di determinate azioni. Se saremo abbastanza bravi potremo massimizzare la nostra attitudine al dribbling e al contrasto, ottenendo un buonissimo vantaggio nei confronti del nostro avversario.

Oltre alla Standard Edition a €69,99, Captain Tsubasa 2: World Fighters è venduto in altre due modalità:

Deluxe Edition (€ 89,99):
- comprende il gioco base e inoltre:
Ultimate Edition (€99,99):
- comprende tutti i contenuti della Deluxe Edition e inoltre: