Sviluppare videogiochi in Italia, lo sapete bene, non è affatto semplice. Anche se il nostro media si è sdoganato abbracciando un numero sicuramente maggiore di giocatori di tutte le età, gli ostacoli da affrontare sono ancora importanti. Non solo c'è il poco supporto da parte dello Stato - anche se qualcosa sta cambiando -, ma è ancora presente quella ideologia malsana e superficiale secondo cui chi gioca ai videogiochi perde tempo non affrontando la realtà e così via.
Se è vero che ciò che non si conosce la si giudica, allora il nostro paese deve ancora fare quel salto di qualità per incentivare un media che può dare davvero tanto sia in ambito prettamente ludico, che didattico. Ciò permette d'interfacciarsi con realtà spesso importanti in tutto il mondo. Comunque la strada imboccata è quella giusta, con diverse realtà indipendenti italiane che hanno dalla loro produzioni di un certo livello come Soulstice di Reply Game Studios (qui la nostra recensione) ed Enotria: The Last Song di Jyamma Games (qui la nostra recensione). Quella più importante è Milestone, ormai consolidatasi come azienda di un certo peso anche a livello internazionale, specializzata nei giochi di guida.
Paradossalmente è la stampa specializzata a mettere i bastoni fra le ruote allo sviluppo italiano, non dando il giusto tributo al talento e alle qualità delle produzioni. Abbiamo assistito a valutazioni che non vanno ad incentivare ciò che di buono arriva dal nostro paese, fatto sta che giochi come Enotria vengono più apprezzati all'estero. Anche da questo punto di vista bisogna crescere.
Abbiamo fatto questo preambolo per un motivo: tutto quello che abbiamo detto calza a pennello per una produzione italiana tra le più interessanti degli ultimi tempi. Stiamo parlando di Steel Seed, sviluppato dalla romana Storm in the Teacup. Il team guidato da Carlo Ivo Alimo Bianchi sta lavorando al gioco da diversi anni, e dopo aver provato la build possiamo tranquillamente affermare che si tratta del loro progetto più ambizioso... molto più grande di Close to the Sun (qui la nostra recensione).
Se quello che abbiamo visto verrà confermato, vi consigliamo di tenerlo d'occhio. Ma bando alla ciance, andiamo a scoprire di più con la nostra anteprima.
Ve lo diciamo fin da adesso... non aspettatevi niente di nuovo, un gameplay rivoluzionario o altro. Steel Seed prende a piene mani dalle opere già presenti. Ci riferiamo a quelle più vicine a Sony, sì proprio quelle... ovvero gli action adventure basati sulla narrazione. Nel caso di Steel Seed viene messa in primo piano la componente stealth all'interno di un ambiente fantascientifico post apocalittico.
Il preambolo vede la protagonista Zoe che si trova in un letto di laboratorio, con suo padre che le dice che andrà tutto bene. Il classico preludio a qualcosa di grave che sta per accadere. Dopo un periodo di tempo molto lungo, un piccolo robot volante viaggia attraverso una struttura, che sembra essere decisamente grande, per recarsi in un luogo dove alcune macchine stanno creando o sistemando un androide. Una volta arrivato quell'androide, o ciò che sembra, è proprio Zoe! Lei ricorda fino ad un certo punto i fatti accaduti. Stranamente riesce a capire il linguaggio del robot/drone il cui nome è Koby. Vuole vederci chiaro ed inizia ad esplorare la struttura. Nel frattempo questa prima parte farà da tutorial per imparare i comandi fondamentali tra salto, doppio salto e arrampicarsi tra le pareti metalliche.
Nel frattempo capisce che questo posto non è il suo, e ad un certo punto vede l'immensità di questa costruzione che sembra un luogo abitato da... robot. Non sembra esserci traccia di esseri umani. Cosa può essere successo dopo tutto questo tempo? Durante questi pensieri la nostra protagonista viene accerchiata da un branco di robot poco amichevoli... quindi scappa facendo iniziare una sequenza giocabile dove si corre a perdifiato, evitando il fuoco nemico e piattaforme cedevoli con addirittura un enorme robot che cerca di afferrarla. Finalmente c'è un po' di pace... Zoe si rimette in sesto tramite un macchinario che ripristina l'energia per poi proseguire.
Da qui in poi iniziano i primi sprazzi di meccaniche stealth con la prima uccisione da dietro sul malcapitato metallico antropomorfo che cercava di aprire la porta. Dopo una piccola fase esplorativa faremo conoscenza del combat system affrontando a viso aperto uno dei robot a colpi di spada tra attacchi normali e pesanti, evitando gli attacchi e bloccando la visuale sul nemico. Superata questa fase, si inizia ad entrare nel cuore dell'azione di stampo stealth: dovremo arrivare ad un terminale all'interno di un'area controllata da quattro robot. Possiamo sfruttare lo scenario nascondendoci in punti dove non possono vederci per eseguire uccisioni furtive, attirare la loro attenzione con un suono per poi eliminarli da dietro.
Se verremo scoperti servirà trovare un luogo sicuro per fuggire da morte certa, poiché verremo attaccati da tutti i robot dell'area. Dopo qualche secondo che non ci vedranno saranno sempre allertati, ma pian piano torneranno al loro posto. L'intelligenza artificiale l'abbiamo trovata semplice, ma non stupida. Se rimaniamo a vista accucciati in un luogo sicuro ci sparano delle bombe, per cui è meglio non sottovalutarli. Non c'è bisogno di farli fuori tutti; se si arriva al terminale senza essere visti, si aprirà una via che da luogo poco dopo ad un'altra spettacolare sequenza che conclude la demo.
Quello che vediamo dopo è un assaggio di quello che ci aspetta nelle fasi avanzate del gioco. Anche Koby darà un maggior supporto, inoltre ci sarà anche il parkour dove serviranno un po' di riflessi per azzeccare i tempi giusti. Insomma, di carne al fuoco sembra essercene parecchia. Quello che a noi giocatori interessa è che tutti gli elementi di gioco siano ben amalgamati, all'interno di una storia di certo non originale ma che sembra ben scritta.
Da quello che abbiamo appurato, la build messaci a disposizione non sembrava recentissima. Non abbiamo visto tutte le lingue implementate e in alcuni punti (pochissimi comunque) non c'erano i sottotitoli in italiano. Siccome è previsto anche il doppiaggio nella nostra lingua tre le diverse altre - e questo fa capire di quale livello di produzione stiamo parlando -, speriamo di poter mettere presto mano alla versione definitiva.
Abbiamo provato questa speciale demo di Steel Seed con un portatile Victus avente un i5 di 13a generazione, una RTX 3050 con 4 GB di VRAM, 16 GB di RAM DDR4, il tutto coadiuvato da Windows 11. Nonostante una configurazione non di ultimo grido, la buona scalabilità e i numerosi settaggi ci hanno permesso di viaggiare a 1920x1080 senza particolari problemi di framerate applicando il DLSS in Perfomance, settando l'antialiasing e la distanza alta. Nelle situazioni più caotiche la fluidità è scesa, ma senza compromettere più di tanto l'esperienza. Agendo con le opzioni grafiche ci siamo spinti fino a 1440p con un framerate (volutamente sbloccato) che oscillava sotto e sopra i 30 fps. Agendo ancora con i settaggi si può aumentare la fluidità, a scapito della qualità dell'immagine. Comunque il livello di ottimizzazione ci è parso buono.
Steel Seed è previsto non solo per PC, ma anche per PlayStation 5 e Xbox Series X|S. La data d'uscita verrà svelata una volta che vedrete pubblicata quest'anteprima, per cui occhio alle nostre news!
Gli sviluppatori italiani di Storm in the Teacup non hanno inventato nulla, hanno preso ciò che di meglio offrono gli action adventure basati sulla storia applicandolo all'interno di scenari non certo giganteschi, ma sufficienti da offrire più di un modo per sfruttare gli strumenti che la protagonista otterrà man mano che avanza nel gioco. Anche la narrazione stessa non offre nulla di originale, lasciando però quell'alone di mistero per capire chi o cosa ci sia dietro da tenere alto l'interesse.
Anche se quello che abbiamo visto è poco, ci ha lasciato quell'acquolina in bocca per scoprire come si evolveranno le meccaniche stealth - e la loro applicazione - con la storia che vede la razza umana a rischio estinzione. Zoe vuole vederci chiaro sui misteri di questa immensa struttura sotterranea, insieme al suo robot/drone Koby che farà da supporto.
Dal punto di vista tecnico non aspettiamoci miracoli, ma il lavoro fatto dal team di sviluppo italiano è interessante con pieno supporto a tutti i maggiori strumenti di rendering basati sull'IA tra cui il DLSS di NVIDIA, l'FSR di AMD, il XeSS di Intel ed anche l'UE5 TSR di Epic Games. Infatti Steel Seed si appoggia sull'Unreal Engine 5 per offrire la migliore qualità visiva possibile in base alla produzione in sé, di certo non a livello ad esempio dalle esclusive Sony. Ma se lo collochiamo nella sua giusta dimensione, ne viene fuori un prodotto potenzialmente interessante.
Se la qualità dell'esperienza non verrà minata da problemi tecnici, bug o da un level design poco ispirato che non sfrutta appieno tutti gli elementi stealth, di combattimento e di platforming potrebbe venire fuori qualcosa per cui vale la pena giocare. E se poi parliamo di un titolo praticamente tutto italiano, allora va incentivato al meglio.
Modus Operandi:
Abbiamo potuto mettere le mani su una speciale build della nuova opera dell'italiana Storm in the Teacup, grazie ad un codice datoci da ESDigital Games.