La serie Just Cause, iniziata nel lontano 2006 e giunta ormai al quarto capitolo, è sicuramente il cavallo di battaglia dei ragazzi svedesi di Avalanche Studios. A differenza di altri TPS un po' più canonici, orientati verso un'azione più ragionata e quindi impregnati di una componente stealth, la serie di Rico Rodriguez ha invece scommesso sempre su un'azione più spettacolare e adrenalinica. Fin dalle prime battute emerge il vero spirito del gioco: non è tanto importante sopravvivere per i vari livelli eliminando i diversi nemici, quanto il come lo facciamo. E quindi via ad esplosioni spettacolari, uccisioni multiple, salti e voli di ogni tipo, tutto all'insegna del vero e proprio spettacolo, come le recenti produzioni hollywoodiane ci hanno abituato a vedere. Tuttavia quattro capitoli sono un po' troppi per un brand che ormai comincia a manifestare sintomi di stanchezza a causa, come vedremo nel nostro articolo, di una scarsa innovazione degli elementi di gioco. Ma andiamo con ordine...
Dopo gli eventi di Just Cause 3, conclusi con la morte di Sebastiano Di Ravello, Rico si ritrova nell'isola di Solis, un immaginario territorio sudamericano dominato dall'ennesimo dittatore di turno, un certo Oscar Espinoza. Delle esperienze passate, il nostro Rico si porta dietro dei ricordi sfumati su suo padre, il suo fido armamentario e, naturalmente, la solita dose di guai. Dopo il suo arrivo sull'isola infatti il protagonista del gioco si trova costretto a salvare l'amica Mira e coinvolto, suo malgrado, in una lotta tra dominio e resistenza alla guida della nuova Armata del Caos che cerca di difendere la propria indipendenza dall'egemonia della solita Mano Nera. A fare da supporto al già temibile esercito nemico c'è anche il potere scaturito dal Progetto Illapa, in grado di conferire a un essere umano il controllo sulle condizioni meteorologiche dell'ambiente: un potere devastante fatto di tornado, e tempeste tropicali in grado di mettere in ginocchio qualsiasi comunità, analogamente a quanto abbiamo visto addirittura anni fa in un titolo come Black & White 2. La grande mappa di gioco è divisa in 4 microaree, con altrettanti biomi e, manco a dirlo con una tempesta adatta all'ambiente interessato: paesaggi innevati, desertici, colmi di vegetazione e di specchi d'acqua si alterneranno quindi per tutta la durata della nostra avventura. Tutte le missioni intermedie serviranno, quindi, per condurci alla conquista di una macro area dopo l'altra cercando di rinfoltire i ranghi dell'Armata del Caos che bisognerà far avanzare passo dopo passo alla conquista di tutti i territori in modo da ben prepararci per lo scontro finale. Progredendo nel gioco scopriremo anche che la morte del papà di Rico non è stata casuale, ma legata sempre al famigerato Progetto Illapa nato inizialmente per il benessere dell'umanità e poi finito nelle mani di gente senza scrupoli. Riguardo la trama non c'è molto altro da dire se non che, come capita spesso in giochi di questo tipo, è un semplice pretesto per farci imbracciare il fucile e lanciarci verso l'eliminazione di chiunque ci si pari davanti.
Le missioni di accompagnamento alla conquista di ogni macro-area finiscono poi per assomigliarsi tra loro: ci troveremo a liberare dei prigionieri, interagire con alcuni generatori e terminali di zona, utilizzando delle vere e proprie procedure di hacking, difendere le aree conquistate da orde nemiche e, a volte, saremo chiamati a fare tutte queste cose insieme. Alla fine dei conti la solfa è sempre quella con delle missioni che finiranno nell'essere tutte simili fra di loro con il risultato di evidenziare una certa fastidiosa ripetitività. Alla fine di ogni area saremo comunque premiati dalla spettacolarità del cataclisma di turno che, quasi a volerci ripagare per la monotonia che attanaglia le missioni intermedie, si mostrerà in tutta la sua imponenza: essere trascinati in aria da un tornado o lanciarsi in corsa evitando le tempeste di fulmini (magari con la tuta alare) è uno scenario che bisogna vedere con i propri occhi per apprezzarne la magnificenza. Una volta conquistata la regione infatti potremo padroneggiare noi stessi la furia degli elementi in delle aree dedicate, ma senza che questo possa influire sul gioco vero e proprio, ed è un peccato. Durante l'avventura ci verranno assegnate anche delle missioni secondarie da tre personaggi di gioco: Sargento ci chiederà di fare da addestratori alle nuove reclute dell'Armata del Caos, mentre Javi ci condurrà a girovagare per tombe in degli scenari puzzle e Garlan ci metterà alla guida spericolata di alcuni strambi veicoli. Tali missioni sono ben strutturate ed è un peccato che non siano meglio integrate con la storia principale. Le ricompense ottenute dal loro completamento ci permetteranno di sbloccare delle mod per il rampino, il vero e proprio fulcro del nostro equipaggiamento.
La progressione durante il gioco passa attraverso il livello della nostra Armata del Caos attraverso due parametri principali: il primo si modifica compiendo azioni di spettacolare distruzione mentre la crescita della nostra armata ci permetterà di sbloccare e utilizzare i fornitori, personaggi che si premureranno di farci avere l'oggetto che ci serve al momento in modo celere e soprattutto preciso. Ce ne sono 7 in totale, anche se difficilmente sarà necessario utilizzarli tutti.
A parte le numerose armi a disposizione del nostro Rico, alcune delle quali anche superflue e la capacità di poter pilotare qualsiasi mezzo trovato per strada, caratteristiche comunque già viste anche nei capitoli precedenti del gioco, a farla da padrone in Just Cause 4 è sicuramente il rampino. Utilizzato come mezzo di locomozione, di interazione con lo scenario e come arma vera e propria, riuscire a padroneggiarlo bene faciliterà tantissimo il nostro compito. Subito dopo l'inizio del gioco, una volta completate le prime missioni che fungono da tutorial, sbloccheremo tre diversi accessori per il nostro rampino: il riavvolgitore, il sollevatore e il booster. Con il riavvolgitore, potremo collegare due oggetti qualunque sullo scenario fra di loro con il risultato di farli interagire come meglio crediamo: questo vale per esplosivi, porte da aprire, mezzi nemici in cielo o in terra con il solo limite dettato dalla nostra fantasia. Il sollevatore invece, nel rispetto del significato vero e proprio del termine, ci permetterà di sollevare in aria nemici e oggetti disperdendoli nella stratosfera, mentre il booster ci consentirà di piazzare un propulsore su qualsiasi superficie. Grazie all'uso delle già citate mod potremo modificare il preset impostato per ognuna di queste tre modalità, oltre ad aggiungere dei piccoli effetti supplementari come delle scariche elettromagnetiche da associare al riavvolgitore, o un gas infiammabile per i palloni del sollevatore e altro che lasciamo a voi il piacere di scoprire. Un errore comunque è stato quello di mettere a disposizione del giocatore fin da subito alcuni mezzi o armi che sarebbe stato meglio sbloccare più avanti, perché il risultato è che molta roba finisce per non essere utilizzata in quanto non necessaria: se la scelta per la locomozione ricade su un aereo invece che su un'automobile, fin dalle prime battute di gioco, forse non è stato tanto azzeccato mettere a disposizione l'aereo fin da subito, non trovate? Lo stesso può dirsi per buona parte delle armi. Comunque le innovazioni rispetto al capitolo precedente sono davvero risicate: oltre al rampino un'altra modifica riguarda la mira, disponibile solo per il fucile da cecchino in Just Cause 3 e ora a disposizione con qualunque arma.