Tutti quanti conoscono il discorso detto e ripetuto fino alla nausea del povero messicano incontrato da Terence Hill in "Lo chiamavano Trinità", una povera vittima di un sistema balordo che vedeva i messicani subire soprusi su soprusi praticamente da chiunque trasformato in un fiero ubriacone alla fine del film. Ma il Messico ne avrebbe di storie da raccontare, basta fare capolino nella cinematografia degli anni '40-'50 quando i messicani insieme agli indiani avevano sempre torto, oppure in tempi più recenti al bellissimo film Coco (uno dei meglio riusciti dell'accoppiata Disney-Pixar) che ci trasportava in un Messico pieno anche di misteri e di tradizioni.
Gli appassionati di storia, invece, ricorderanno i conflitti armati di inizio '900 con le continue invasioni e rivolte che si protrassero per ben un decennio - dal 1910 al 1920 - contro l'invasore straniero, che vide i messicani resistere strenuamente con le unghie e con i denti. Dark Adelita trae spunto da quel conflitto e si colloca cronologicamente nel 1918, quindi alle battute finali della rivoluzione cercando di mettere in campo non solo le lotte per la libertà ma anche alcune leggende messicane tipiche del loro folklore in un gioco che si presenta come uno sparatutto a scorrimento orizzontale dove bisogna sparare, sparare e ancora sparare.
La protagonista del gioco è Angela, una Adelita, quando con questo termine si identificavano le eroiche donne messicane che durante la resistenza non si limitavano solamente a dare supporto sanitario e logistico ai combattenti, ma partecipavano il più delle volte agli scontri a fuoco. Dovrà imbracciare le armi e farsi strada per il paese attraversando Yucatan, Jalisco e Sonora e affrontando ogni sorta di nemico che si apposti dietro ad angoli più o meno ben coperti. C'è un piccolo filmato introduttivo dove, peraltro, ci viene raccontata una piccola storia (il gioco non è doppiato in italiano) ma la narrazione in questo caso sembra più un pretesto per metterci un Rifle in mano e lanciarci allo sbaraglio.
Toccherà saltare, quindi, di piattaforma in piattaforma cercando di far fuori tutti quanti i nemici aiutandosi con la leva analogica destra del controller (quello di Xbox va benissimo) per mirare e con la leva analogica sinistra per far muovere Angela. Il grilletto posteriore farà fuoco mentre il pulsante A ci servirà per saltare. Inizialmente è tutto qui, più avanti si sbloccheranno tante nuove armi e nuove abilità anche se la parte di copertura/schivata rimane un po' deficitaria in tutto il gioco.


Ci saranno anche diversi ostacoli ambientali che, combinati a un posizionamento strategico dei nemici, riusciranno a metterci in seria difficoltà. Dark Adelita è un gioco che non perdona gli errori, basta subire un colpo ben assestato e veniamo catapultati nuovamente all'ultimo checkpoint visitato o a inizio livello.
Durante il gioco incontreremo anche dei personaggi di fantasia appartenenti, però, al folklore messicano come La Llorona (lo spirito di una donna che, dopo aver annegato i propri figli per disperazione, vaga di notte vicino ai corsi d'acqua gridando di dolore) in grado di disorientarci più per i suoi lamenti che usa anche come sistema di attacco, oppure El Charro Negro (un cavaliere spettrale vestito con abiti eleganti scuri che vaga di notte), oppure al temibile Chupacabras, oltre al fatto che ogni regione attraversata - oltre a presentare cattivi caratterizzati e in tema - si distingue anche per l'ambientazione di fondo come le verdi giungle dello Yucatan, la terra arida di Jalisco e così via, tutto in rigorosa pixel art disegnata interamente a mano. Se i cattivi non sono semplici, i boss finali sono anche peggio, a meno che non riusciamo a sincronizzare abilità e memoria sui loro pattern d'attacco sarà veramente dura averne ragione.

Partiremo con un semplice Rifle, poco potente ma dotato di munizioni infinite salvo man mano che procediamo sbloccare sempre nuove armi e sempre più devastanti ma con proiettili limitati. Proprio la gestione delle munizioni si rivelerà fondamentale evitando di sparare a casaccio a destra e a manca, ma facendo in modo che i colpi vadano a segno. Le armi sono varie e oltre ai fucili a pompa ci sono anche mitragliatrici, revolver così via tutti con i loro pro e i loro contro. Subire una sconfitta e ricominciare d'accapo ci costringerà a ripartire anche con l'arma base con tanti saluti ai progressi fatti finora. La curva di difficoltà è comunque crescente e mira ad accompagnarci nei progressi e soprattutto nell'albero delle abilità di Angela.
Come dicevamo è un gioco che ci parte pesante fin dall'inizio, quindi è necessaria un po' di sana perseveranza per insistere e pian piano cominciare a dominare i livelli del gioco. L'avventura, peraltro, non è neanche brevissima per un gioco indie attestandosi intorno alle 6-8 ore di durata. Tutto comunque a beneficio del gameplay che, avaro di spiegazioni e guide come non mai, ci costringerà a combinare il più delle volte i salti con il pulsante di fuoco per superare le coperture dei nemici ed evitare di sprecare utili munizioni.
Tecnicamente parlando il gioco si difende abbastanza bene: la pixel art fa il suo dovere mantenendosi quasi sempre chiara e pulita (anche se nulla di miracoloso). Il quasi è necessario perché nei livelli più avanzati ogni tanto si crea un po' troppa confusione, con un miscuglio di colori su schermo, influenzando negativamente la leggibilità dell'azione. Buono il comparto sonoro, con gli effetti che rendono perfettamente l'idea dei colpi e della ricarica delle armi e con musiche che attingono da tutto il panorama tradizional-messicano aggiungendo anche un pizzico di sintetizzazione elettronica. Il risultato è una soundtrack che si adatta alle diverse condizioni di gioco, soprattutto nei momenti più concitati.
Buono il sistema di controllo anche se, in un gioco moderno, non si può prescindere da schivate e coperture veloci: in ogni caso la progressione dell'albero delle abilità di Angela ci dona diversi benefit andando avanti compresa una mossa speciale della quale non diremo nulla per evitare spoiler. Buona la curva di difficoltà anche se il gioco, lo ripetiamo, non è per niente semplice e quindi qualche neofita del genere potrebbe scoraggiarsi subito. Bisogna ragionare un pochino alla vecchia maniera, prestando attenzione allo schermo e soprattutto memorizzando posizioni e pattern d'attacco dei vari nemici. Se si ha la pazienza giusta, per il prezzo richiesto allora Dark Adelita vale il costo del biglietto.


Modus Operandi:
abbiamo aiutato Angela grazie a un codice fornitoci da Press Engine.
