Recensione PC
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Titolo del gioco:
Someday You'll Return
Anno di uscita:
2020
Genere:
Avventura / Indie
Sviluppatore:
CBE software
Produttore:
CBE software
Distributore:
Steam
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
No
Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows 7 o superiore (a 64bit) - Processore: intel i5 o superiore Memoria: 4 GB di RAM - Scheda video: nVidia GTX 970 o simile - DirectX: Versione 11 Hard Disk: 13 GB di spazio disponibile - Prezzo: €29,99
Box
  • La foresta, tanto intricata e tanto pericolosa.
  • Succedono cose strane da queste parti...
  • La fida cassetta degli attrezzi, indispensabile per ogni azione.
  • Lo smartphone ci tiene in comunicazione col mondo, dove c'è segnale ovviamente.
  • I paesaggi sono stupendi in Someday You'll Return.
  • Una cucina in mezzo alle rocce? Uhm...
  • Il fuoco sta devastando tutto, meglio fuggire via.
  • Una chiesa in mezzo al nulla? Meglio dare un'occhiata.
  • Dobbiamo diventare anche esperti di erbe per creare le pozioni giuste.
  • Da qui finisce il video di presentazione e inizia il gioco: diamoci da fare!
Redattore: Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri
Pubblicato il: 05-07-2020
Dinamiche familiari intercalate in una nuova avventura a forti tinte survival-horror. Diamoci da fare perché c'è una bambina da ritrovare!

L'avventura concepita dal piccolo gruppo ceco CBE Software, giunge inaspettata nel mercato videoludico, classificandosi subito come una lieta sorpresa a testimonianza del fatto che non servono un hype alto e una campagna di marketing sontuosa per concepire un prodotto di qualità. Del resto le liete sorprese, così come le delusioni, fanno parte della categoria di giochi Indie, in grado di produrre in modo quasi compulsivo nuovi prodotti che contano più sul talento degli sviluppatori che sulle risorse a disposizione. Someday You'll Return nelle prime battute richiama alla memoria tantissimi titoli (alcuni dei quali di successo) usciti in precedenza, spaziando dalle ambientazioni inquietanti di Resident Evil e Silent Hill ad avventure più recenti come The Suicide of Rachel Foster. In realtà qualunque paragone risulterebbe riduttivo dal momento che, subito dopo le fasi iniziali, ci si rende conto che il gioco di CBE Software offre molto di più grazie ad una componente narrativa di indubbio spessore, una realizzazione tecnica accattivante e un sistema di gestione degli enigmi impegnativo al punto giusto.

STORIA DI UNA FAMIGLIA

Dopo un brevissimo prologo iniziale prenderemo i panni di Daniel, un uomo controverso, la cui personalità verrà rivelata gradualmente durante tutta la storia. Daniel vive un rapporto conflittuale con la ex-moglie Ada, ma la sua indole paternalista lo induce a preoccuparsi dell'improvvisa scomparsa della figlia Stela. Eccolo quindi in macchina, guidato da un "arcaico" GPS alla ricerca delle coordinate giuste per raggiungere la bambina in una sperduta foresta della Moravia, luoghi da lui stesso frequentati in passato e che nascondono diversi segreti, alcuni dei quali avrebbero dovuto rimanere sepolti. Il rapporto tra marito e moglie è tutt'altro che amichevole e lo si evince dal dialogo telefonico tra i due peraltro ben rimarcato da un doppiaggio esclusivamente in lingua inglese. Alla fine di un breve tragitto l'interruzione della strada costringe Daniel a scendere dalla vettura e proseguire a piedi per raggiungere il suo obiettivo.


Al di là dello scopo del gioco, che consiste naturalmente nel ritrovamento di Stela, ci si rende conto fin da subito di come la narrazione sia sensibilmente più complessa, toccando diversi punti focali nella vita di tre persone sconvolte dalla fine di un matrimonio e scavando in profondità nel loro stato d'animo: passaggi che ci verranno rivelati gradualmente, grazie anche a tutta una serie di oggetti disseminati per i vari scenari e che approfondiranno una storia che, alla fine dei conti e senza voler incorrere nel rischio di spoiler si rivelerà avvincente e ottimamente raccontata.

L'AMALGAMA DI VARI GENERI

Come capita spesso nei giochi indie, gli sviluppatori hanno voluto strafare, mescolando diversi generi videoludici: oltre alla forte componente esplorativa, ci imbatteremo in una gestione dell'inventario particolarmente complessa e in enigmi che richiederanno ben più dell'intuizione per poter essere risolti. Daniel girerà a lungo, aiutato dal nostro spirito di osservazione che, oltre a contare sul GPS dello smartphone dove il segnale sarà presente, ci farà affidare a un'attenta analisi dei cartelli stradali e al nostro senso d'orientamento. La meccanica labirintica, in più di un'occasione, ci farà perdere la bussola ma ci dimostrerà che nel gioco non esistono locazioni del tutto inutili, in quanto ogni scenario nasconde sempre qualcosa, che si tratti di un nuovo enigma o dei collezionabili che citavamo prima. Lo smartphone che tireremo fuori o riporremo con il tasto RB del controller (come di solito abbiamo usato con soddisfazione quello della Xbox 360, perfettamente supportato) ci permetterà di ricevere messaggi, gestire chiamate ma anche di utilizzarne la funzione torcia, attivare il risparmio energetico e altro che lasciamo a voi il piacere di scoprire.


Dicevamo della gestione dell'inventario che, fin dalle battute iniziali quando ritroveremo una utilissima cassetta degli attrezzi, ci vedrà impegnati nella combinazione dei giusti oggetti per la risoluzione dei vari enigmi. Questo passaggio, che comunque si rivela abbastanza coerente con le indicazioni della logica umana, creerà non poche difficoltà a tutti gli utenti abituati alla semplice risoluzione dei puzzle. Giusto per fare un esempio la creazione di una torcia richiederà diversi passaggi sequenziali come trovare una stoffa e un bastone, combinarle entrambe, immergere poi il bastone nel liquido infiammabile e solo successivamente dargli fuoco. Queste meccaniche sicuramente impegnative (e simulative) nella gestione dei vari enigmi comunque ci regaleranno tante soddisfazioni una volta che avremo preso la giusta mano con i controlli di gioco. Inoltre procedendo nella storia il nostro Daniel sarà costretto anche a diventare un esperto di erbe per la creazione di alcune pozioni che saranno necessarie per la prosecuzione dell'avventura.

IL TUTTO REGGE MOLTO BENE

Di solito quando si mischiano tra loro diverse modalità di gameplay i risultati sono tutt'altro che entusiasmanti. Non è il caso di Someday You'll Return però. Anche se qualche aspetto avrebbe meritato un approfondimento maggiore, il tutto gira abbastanza bene in un perfetto equilibrio. Non stiamo parlando di un gioco semplice sia chiaro, anzi ci sono delle sezioni enigmatiche abbastanza impegnative da risolvere, ma il tutto ruota alla perfezione come in un ingranaggio perfetto. Ecco quindi che la storia accattivante ci farà superare agevolmente i brevi momenti di frustrazione dovuti magari a un enigma più difficile o alla perdita dell'orientamento. Ci sono anche interessanti momenti di suspence che, anche se non ci faranno sobbalzare dalla sedia come nei già citati Resident Evil e Silent Hill, aggiungeranno però quel pizzico di adrenalina che non guasta mai e che fanno avvicinare il titolo al genere survival horror. È comunque un continuo crescendo narrativo, per un gioco che si rivelerà in grado di appassionarci per tutta la sua durata anche perché Stela ci sfuggirà di continuo ogni volta che crederemo di averla ormai raggiunta. Il carattere evasivo della ragazza trova piena giustificazione in una serie di problematiche familiari che, pian piano verranno fuori fino a rivelarsi in tutta la loro drammaticità.

COMPARTO TECNICO

Dal punto di vista tecnico il comparto grafico regge abbastanza bene grazie anche alle nuove patch (noi abbiamo provato la versione 1.3 del gioco) che hanno limato le problematiche di ottimizzazione palesate dal gioco al day one, soprattutto con configurazioni non all'ultimo grido. Durante i nostri test non abbiamo riscontrato cali di framerate o glitch grafici in genere anche se un buon equilibrio fra dettagli e risoluzione il più delle volte si rivela risolutivo per problematiche di natura grafica. I paesaggi in lontananza sono davvero ben realizzati con un sapiente uso di ombre e luci ma, a parte qualche sporadico caso, la definizione in generale degli oggetti su schermo si dimostra accurata. Buona la parte audio con bei brani di accompagnamento e con un doppiaggio tutto sommato gradevole ed incisivo al punto giusto. Il gameplay come detto non è semplice dal momento che insiste su meccaniche poco usuali per i giochi odierni anche se già dopo le prime battute si finisce con il prenderci la mano. Nota negativa sicuramente è la mancata localizzazione che rende questo gioco assolutamente non adatto a chi non mastica (e bene anche) la lingua inglese. Oltre ai testi e alla narrazione, la conoscenza della lingua si rivelerà necessaria per la comprensione e la risoluzione di buona parte degli enigmi. Chi conosce l'inglese invece dovrebbe prendere in seria considerazione la possibilità di aggiudicarsi un prodotto di tutto rispetto.

Modus Operandi:

abbiamo seguito la storia di Daniel grazie a un codice fornitoci dagli sviluppatori tramite Terminals.io.

Someday You'll Return mescola vari generi e lo fa abbastanza bene. Un plauso alla storia, ben raccontata e in grado di appassionarci per tutta la durata dell'avventura con risvolti psicologici che penetrano nel dramma umano e che, tuttavia, avrebbero meritato un approfondimento anche maggiore se solo gli sviluppatori avessero voluto osare un po' di più. Bene anche il comparto tecnico soprattutto dopo le recenti correzioni di rotta, con un gameplay che richiederà qualche ora di adattamento prima di farsi apprezzare pienamente. Peccato per la mancata localizzazione in italiano che mai come in questo caso pregiudica il gioco a chi non conosce bene l'inglese. Se non avete questa limitazione e amate questo genere dovreste prendere il lavoro di CBE Software in seria considerazione.
  • Buona narrazione
  • Gameplay difficile ma appassionante
  • Graficamente bello da vedere
  • Qualche risvolto della trama avrebbe meritato maggiore approfondimento
  • La mancata localizzazione in italiano lo rende non consigliabile a chi non conosce bene l'inglese
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